Era oramai quasi non più mattino, il sole alto nel cielo, e quel poggio, che come scrisse Casalis nel 1800 “…dove si gode uno spazioso orizzonte”, si manifesta dinanzi i miei occhi in vallata ben da prima dell’arrivo.

Anselmo scende ad accogliermi lungo quel magico vialetto che porta al ponte levatoio, già non ero più nel 2021, la mia mente si era tuffata nei secoli passati di quando questo affascinante castello era stato eretto.

Sin dalla sua costruzione ad opera dei Marchesi di Saluzzo nel XIV secolo il Castello di Castellar è uno dei gioielli di questa splendida valle percorsa dal torrente Bronda.

I decori delle stanze e dei corridoi, con quei fantastici colori, i soffitti a cassettoni e le belle volte, i quadri e gli antichi arredi, ogni elemento meriterebbe ore di ammirazione.

Dalla Sala delle Dame a quella detta degli Uomini sino alla Sala del Trono è un susseguirsi di ornamenti che riproducono stemmi e blasoni delle famiglie che sono la storia del nostro paese.


 

 

Ma una volta giunti al piano di sopra, Anselmo, il proprietario del castello, mi accompagna ad osservare proprio quell’immensa vista sull’orizzonte attraversando il lungo corridoio con pavimento a scacchi.

Prima di uscire all’esterno è impossibile non notare la splendida collezione di uniformi, cimeli, documenti ed armi del Regio Esercito Italiano, e non solo.

Ma eccoci all’esterno con quell’inebriante belvedere sulla vallata, ed un ricordo riaffiora alla mente di Anselmo, di quando era un bimbo e suo padre lo portava la domenica in quella stradina dinanzi il poggio con il castello.

Non è un ricordo qualunque perché la nostra storia parte proprio da qui, da quando Anselmo Aliberti, con i suoi occhi da bambino, illuminati da sogni e meraviglia, trascorreva ore a dipingere e ridipingere il Castello di Castellar.

Quello stesso castello che anni dopo sarebbe divenuto proprio la dimora della sua vita, nonché della sua passione creando al suo interno la bella collezione privata di armi ed armature antiche.

Pertanto indietro in quel tempo Anselmo era ancora un giovane ragazzo, ma il suo desiderio di poter sposare le sue emozioni con quelle della storia del castello prevalse persino sullo sguardo incredulo proprio di chi fu galeotto nel trasmettergli questo luogo incantato.

 


 

Un tuffo nella storia e nelle emozioni del proprietario di questo luogo, a voi che desiderate attraversare quel ponte levatoio, troverete prossimamente tra queste righe il resto del racconto.


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