Castello

Castello di San Marco

Attendevo con emozione che Valerio iniziasse a raccontarmi di questo splendido castello che è proprio un’isola nell’isola, come direbbe Pirandello.

Non posso non citare allora la prima frase che Valerio mi ha espresso parlando di questo magico luogo:

“Io pagherei per poterlo vedere con gli occhi di uno che entra per la prima volta”!

Queste prime parole mi hanno lasciato un segno indelebile di emozione, l’emozione unica che Castello di San Marco, Charming Hotel & Spa, può suscitare nei suoi visitatori.

Valerio inizia allora a raccontarmi del padre, che aveva cominciato questa meravigliosa avventura nel 1971, proprio cinquant’anni fa,

quel padre che ha dato tutta la sua vita per far risplendere l’antica dimora barocca che il Principe di Palagonia aveva fatto nascere nel 1689 dinanzi la spiaggia San Marco di Calatabiano.

Le sensazioni che Valerio mi trasmette quando parla del castello, e dell’ospitalità che con i suoi fratelli desiderano orire, sono uniche.

Valerio mi ha detto che, lui ed i suoi fratelli, sono “drogati di ospitalità”, e queste parole corrispondono esattamente allo spirito con il quale Filippo, il papà di Valerio, iniziava 50 anni fa questa splendida avventura.

Filippo era un visionario, un capitano che, come diceva Rodolfo Amodeo, aveva fatto di San Marco l’approdo di un percorso di vita e lavorativo straordinario.

Valerio, il “glio di Filippo, mi racconta vivamente la gioia del padre nell’accogliere i turisti a San Marco, quando quella zona dell’isola oriva già con lui, per pochi ammiratori, le esperienze esclusive che oggi l’intera Sicilia sa far degustare.

Tutto d’un tratto, Valerio s’immerge nei suoi profondi ricordi da bambino e mi racconta di quei “Gargoi” che dominano e proteggono dall’alto questo meraviglioso Castello.

Si, proprio i Gargoi, quei mostri in pietra lavica, che quando Valerio era un bambino, si suddividevano i compiti: uno era il cattivo, l’altro era il buono, ed un altro ancora era il guardiano del Castello.

Questo era il gioco dell’immaginazione di Valerio: quando guardava i Gargoi a San Marco si sentiva profondamente sereno, perché rassicurato proprio da loro, quei meravigliosi mostri di pietra lavica che proteggono questa fantastica dimora.

Ma le emozioni di certo non “niscono ora, anzi iniziano proprio da qui, perché al Castello di San Marco la famiglia Murabito non ha clienti, ma solo ospiti viaggiatori che desiderano gustare lo speciale connubio tra il lusso e quell’aascinate ed unico senso di casa.

Ecco allora che volano sino a queste righe anche le emozioni ed i ricordi di Daniele che giunge al racconto proprio grazie alla sua piuma.

Dagl’impolverati archivi della Magione la famiglia Murabito era riuscita a recuperare anche delle aascinanti righe,

e Daniele, il fratello di Valerio, mi racconta proprio di quei testi di uno sconosciuto autore che della principessa Bice narra la triste storia.

Quante leggende e ricordi si avvicendano in questa meravigliosa dimora, così come quella “ancata di cui ancora si conservano i resti “con tanto di rivetti attaccati a caldo”, generando fascino nell’immaginazione persino di un lontano naufragio sulla spiaggia di questo Castello.

Già solo l’emozione del racconto di Daniele, del mare in tempesta che ancora oggi restituisce pezzi di quel misterioso evento, fanno viaggiare il mio animo indietro nel tempo.

Ma ecco che Daniele inizia a raccontarmi di quel particolare personaggio che proprio da un reale romanzo sembrava uscito, si tratta del mitico Prof. Vinciguerra.

Daniele ricorda con sorriso di questo simpatico ottantenne che ogni tanto compariva al cancello del Castello per raccontargli la sua storia, anche se si trattava esattamente della stessa che ogni volta aveva già raccontato alla precedente.

Che magia quel racconto, quando al feudo del Castello era annessa una piccola scuola elementare, era infatti la scuola nella quale il Prof. Vinciguerra aveva avuto il suo primo incarico.

Ecco allora che Daniele inizia il meraviglioso viaggio nell’immaginazione mettendo in scena il suo racconto nel racconto narrandomi di quel divertente personaggio “…in bicicletta e borsello di pelle..”

Lo scorrere delle parole di Daniele, e della sua immaginazione nel ricordo di quel simpatico professore, fa sognare ad occhi aperti.

Così come succede in ogni angolo di questo Castello che è sempre pronto a far vivere anche a noi quelle stesse emozioni ed a far degustare il fascino dell’immaginazione.

“…Sembra un racconto di libri storici ed invece io ho avuto la fortuna di viverlo in prima persona…”

Queste le parole di Daniele che inevitabilmente mi lasciano incantato con il fascino di quelle storie vissute nella magia del Castello di San Marco.

Proprio come quella del ricordo di Daniele per quell’alone così inesorabilmente distinto sul muro, visibile dopo che avevano rimosso la crosta di intonaco durante dei lavori di restauro.

Era proprio la macchia del limone, la stessa macchia che Don Ciccio Vinciguerra sosteneva essere ancora presente nella stanza, mentre raccontava a Daniele della storia di quel discolo alunno che ebbe così poca riverenza.

Un alunno particolarmente vivace che aveva addirittura spinto il nostro curioso personaggio, il Prof. Vinciguerra, a lanciare uno dei due limoni presenti sulla cattedra nella sua direzione.

Si trattava infatti proprio di quel limone che “nito sulla parete bianca ne aveva lasciato una bella macchia giallastra, anzi un segno quasi indelebile nella stanza.

Ma non sapeva ancora che si sarebbe trattato di un segno molto particolare, quello del fascino, dettato dai ricordi, dal passato, dalla storia e dalle emozioni di coloro che hanno vissuto la magia di questo Castello e che ancora oggi emozionano Daniele nel raccontarlo.

E come Daniele narra, sembra che questi ricordi appartengano quasi ad un’altra epoca.

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